Convergenza inedita tra Confindustria torinese e sindacato sul futuro dell’automotive
Al Festival Internazionale dell’Economia di Torino il confronto tra Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, e Michele De Palma, segretario generale della Fiom‑Cgil nazionale, ha aperto una nuova fase nel dibattito sul destino dell’industria automobilistica cittadina. Al centro degli interventi c’è il nodo di Mirafiori e la necessità di individuare un secondo produttore automobilistico che operi nell’area metropolitana.
La discussione è stata segnata da posizioni dure del sindacato nei confronti della proprietà di primo impianto, ma ha anche evidenziato un terreno comune con il mondo imprenditoriale locale sulla priorità strategica di non disperdere la filiera della componentistica torinese. Entrambi gli interlocutori hanno indicato come imprescindibile che un eventuale nuovo insediamento non si limiti alle attività di mera assemblaggio.
«La condizione penso che debba essere, per il nostro indotto e per le nostre imprese, il fatto che non siano fabbriche cosiddette cacciavite. Qua si deve fare produzione vera: non soltanto assemblare, ma anche costruire sul territorio» — Marco Gay, presidente Unione Industriali Torino
La proposta di aprire al possibile ingresso di un costruttore asiatico, compreso un produttore cinese, è stata esplicitata dalla Fiom come una soluzione praticabile per assicurare ordini e volumi all’indotto. L’Unione Industriali ha risposto con una disponibilità condizionata a valutare nuovi partner purché l’investimento porti attività industriali di valore aggiunto e non si traduca in semplici linee di montaggio.
Nel corso del dibattito è stato richiamato anche il dossier dell’ex Ilva, con riferimento al vertice a Palazzo Chigi fissato per il 27 ottobre: dal mondo produttivo e sindacale di Torino è stato lanciato un appello al Governo per una politica industriale coerente e di lungo periodo, capace di sostenere la componente manifatturiera locale oltre le emergenze finanziarie.
Chi sono gli attori coinvolti e quali sono le richieste
- Fiom‑Cgil nazionale (Michele De Palma): sostiene l'urgenza di un secondo produttore per tutelare l'occupazione e l'indotto; ha ipotizzato anche un costruttore cinese.
- Unione Industriali Torino (Marco Gay): apre all'ingresso di un nuovo marchio a condizione che l'insediamento realizzi vera produzione industriale sul territorio e non solo assemblaggio.
- Governo e Palazzo Chigi: chiamati in causa sul piano delle politiche industriali, con un vertice previsto il 27 ottobre sul dossier ex Ilva citato nel dibattito.
Nel dibattito non sono stati annunciati accordi formali né investimenti vincolanti. Le posizioni emerse indicano però un cambiamento di prospettiva: la possibilità di dialogo tra rappresentanza d’impresa e organizzazione sindacale su soluzioni che coinvolgano nuovi attori internazionali nelle produzioni torinesi.
Contesto e prossime tappe
La questione di Mirafiori si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione dell’automotive in Italia e in Europa, dove competizione internazionale, richieste di decarbonizzazione e transizione tecnologica stanno ridefinendo fabbisogni produttivi e relazioni di filiera. L’appuntamento di Palazzo Chigi del 27 ottobre, citato durante il festival, rappresenta una delle prossime scadenze politiche in cui potrebbero essere discusse misure di sostegno o interventi di politica industriale.
| Elemento | Indicazione |
|---|---|
| Luogo del confronto | Festival Internazionale dell’Economia, Torino |
| Protagonisti | Unione Industriali Torino, Fiom‑Cgil nazionale |
| Scadenza politica citata | Vertice a Palazzo Chigi sul dossier ex Ilva, 27 ottobre |
I temi emersi sono centrali per l’occupazione dell’area metropolitana torinese: la concreta attuazione di un eventuale piano di insediamento industriale e le condizioni tecniche e contrattuali che verranno negoziate determineranno la portata dell’impatto sull’indotto e sull’occupazione locale.