Tre sedi per un ritratto plurale dell’opera di Marisa Merz
Dal 28 ottobre Torino ospita «La danza delle ore», mostra dedicata a Marisa Merz che si articola in tre atti espositivi distribuiti a Fondazione Merz, GAM e Castello di Rivoli. Il progetto intende comporre un ritratto collettivo dell’artista mettendo a confronto pezzi inediti, opere note e lavori sperimentali legati a materiali e pratiche diverse.
La curatela coinvolge più figure: a Fondazione Merz il progetto è stato sviluppato con Beatrice Merz e curatori tra i quali Sébastien Delot; alla GAM la direttrice Chiara Bertola è tra i curatori, mentre per il Castello di Rivoli la co-curatela include Marianna Vecellio. Il percorso espositivo prende in considerazione sia momenti storici della ricerca dell’artista sia lavori ancora poco visti, con particolare attenzione alla trasformazione e alla metamorfosi delle forme.
«Con Beatrice Merz abbiamo pensato di costruire una mostra intorno all’idea della trasformazione della metamorfosi, della sperimentazione» — Sébastien Delot.
Opere e nuclei espositivi
Tra i pezzi messi in mostra compaiono opere iconiche e interventi restaurati; è citata in particolare la «Living Sculture» del 1966, riproposta dopo un recente restauro. L’allestimento cerca di evitare un’impostazione esclusivamente museale per sottolineare la vitalità e la dimensione in divenire dell’opera di Merz: alla GAM si è lavorato «per far sì che l’opera entra dentro, ma rimane viva», come ha spiegato Chiara Bertola.
Il progetto prevede inoltre interventi critici e omaggi: al Castello di Rivoli, dieci artiste più un pittore ispirati alla figura di Merz hanno realizzato lavori che dialogano con la sua eredità poetica e sperimentale; alla Fondazione sono presentate opere sperimentali e materiali d’archivio che tracciano le tappe di una pratica plurale.
Informazioni pratiche
- Luoghi: Fondazione Merz; GAM (Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea), Castello di Rivoli
- Inizio mostra: 28 ottobre 2026
- Curatela: team curatoriale con Sébastien Delot (tra i curatori per la Fondazione), Chiara Bertola (GAM, co‑curatrice), Marianna Vecellio (Castello, co‑curatrice)
L’esposizione si propone come un’occasione per osservare la pluralità di una pratica artistica che attraversa scultura, installazione, disegno e interventi site‑specific, e che viene raccontata in modi distinti dalle tre istituzioni coinvolte. La presenza di opere restaurate e di lavori inediti punta a offrire al pubblico una lettura ampia e articolata dell’opera di Marisa Merz.