Bilancio invernale 2025-26: temperature sopra la media e precipitazioni in crescita
Arpa Piemonte ha pubblicato i dati sul comportamento dell'inverno 2025-26 in regione, che mostrano un quadro a due facce: aumento delle temperature medie e al contempo precipitazioni superiori alla norma. Nel periodo dicembre‑febbraio la temperatura media regionale si è attestata intorno ai 3 °C, pari a +1,3 °C rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020. In particolare le temperature minime sono risultate quasi 2 °C sopra la media, un elemento cruciale perché le notti fredde determinano la trasformazione della pioggia in neve.
Lo stesso monitoraggio segnala che l'inverno è stato il decimo per piovosità nel periodo considerato, con precipitazioni complessive superiori del 69% rispetto alla norma. Il mix di maggiori precipitazioni e notti meno fredde ha generato una distribuzione della neve fortemente dipendente dalla quota.
Manto nevoso: abbondante in alta quota, quasi assente in pianura
Sulle Alpi occidentali e sulle Alpi meridionali piemontesi il manto nevoso è risultato abbondante: sono state rilevate punte superiori ai 2,5 metri intorno ai 1.500‑1.800 metri in aree come la valle Vermenagna e le valli del Monregalese. Al contrario, alle quote basse la neve è stata quasi assente: a Torino si è registrato un episodio significativo solo il 3 febbraio, con accumuli di uno‑due centimetri, e la città ha riportato il terzo inverno consecutivo senza nevicate rilevanti. Tra i capoluoghi piemontesi solo Cuneo ha visto accumuli degni di nota.
- Temperatura media regionale (dic‑feb): 3 °C (+1,3 °C vs 1991-2020).
- Minime: quasi 2 °C sopra la media.
- Precipitazioni: +69% rispetto alla norma; inverno classificato decimo per piovosità.
- Manto nevoso: punte >2,5 m a 1.500-1.800 m in alcune valli; scarse nevicate in pianura e alle quote basse.
Confronto con studi e scenari internazionali
Il quadro regionale si inserisce in una tendenza osservata a livello internazionale. Il IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) segnala che la copertura nevosa primaverile nell'emisfero settentrionale tende a ridursi in media dell'8% per ogni grado di riscaldamento globale. Inoltre, le simulazioni del progetto EURO-CORDEX citate nei report indicano possibili cali delle nevicate stagionali fino al 25% nello scenario intermedio e avvicinabili al 50% nello scenario con maggiori emissioni, con effetti più marcati alle quote basse e medie.
Un'analisi nazionale citata dal Sole 24 Ore con dati di 3bmeteo mette in evidenza un aumento delle temperature medie negli ultimi quindici anni, più accentuato nel Nord Italia, con una crescita media superiore ai 2 °C rispetto al 2010. Anche questo elemento contribuisce a spiegare la progressiva riduzione delle nevicate in pianura e alle quote inferiori.
Implicazioni per le montagne e gli operatori
I dati indicano che, per il territorio alpino piemontese, la disponibilità di neve stabile dipenderà sempre più dalla quota: le zone sopra i 1.500‑1.800 metri hanno garantito un buon innevamento naturale nell'ultimo inverno, mentre le aree più basse hanno faticato. Queste dinamiche sono rilevanti per chi gestisce impianti di risalita, rifugi e infrastrutture alpine, così come per la pianificazione della sicurezza e della tutela idrogeologica dei versanti.
Arpa Piemonte fornisce i dati climatici e le mappe che consentono di seguire l'evoluzione stagionale e di supportare enti e operatori nella valutazione del rischio e nella programmazione delle attività legate alla neve.
Fonti
I dati citati sono tratti dalle elaborazioni e dai rilievi di Arpa Piemonte, con riferimenti a valutazioni dell'IPCC, alle simulazioni del progetto EURO-CORDEX e a elaborazioni pubblicate su Il Sole 24 Ore con dati di 3bmeteo.